Storia del camminare

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Che cosa significa uscire da uno spazio chiuso e iniziare a camminare nel mondo, nelle città o nelle campagne, in mezzo ad una marcia di protesta o ad un pellegrinaggio? Rebecca Solnit, nel suo Storia del camminare (Editore Bruno Mondatori, anno 2002), racconta numerosi episodi legati alla storia del camminare per dar vita ad un vasto affresco delle diverse forme con cui si esplica questo semplice andare.
L’autrice sostiene che storicamente il camminare era legato a motivi politici, estetici, sociali, ludici e si sofferma sugli esempi di persone per cui l’atto del camminare ha avuto grande importanza, dai filosofi peripatetici dell’antica Grecia ai poeti romantici, dalle passeggiate dei surrealisti alle ascese degli alpinisti. “Come il mangiare o il respirare, così il camminare può essere investito di significati culturali completamente diversi, da quelli erotici a quelli spirituali, da quelli sovversivi a quelli artistici.
E’ qui che questa sua storia comincia a far parte della storia dell’immaginazione e della cultura, e della storia dei generi di piacere, di libertà e di significato che vengono perseguiti in tempi diversi da differenti tipi di camminate e di camminatori. Il camminare ha creato sentieri, strade, rotte commerciali; ha generato concezioni di spazio locali e transcontinentali; ha conformato città, parchi; prodotto mappe, guide, attrezzature e una vasta biblioteca di racconti e di poemi che ci parlano di camminate, pellegrinaggi, spedizioni alpinistiche, vagabondaggi, e anche di pic nic estivi”.

Il volume è arricchito di alcuni dei più significativi camminatori nella letteratura e nella storia, con puntuali citazioni, da Wordworth a Gary Snyder, da Rousseau, che nei limiti di una passeggiata può vivere nel pensiero e nella fantasticheria e pertanto sopravvivere al mondo da cui si sente tradito (se la letteratura del camminare filosofico comincia da lui, è perché, uno tra i primi, giudicò le circostanze delle sue meditazioni degne di essere tramandate in dettaglio), a Kiekegaard, che scelse Copenaghen come luogo in cui passeggiare e studiare i soggetti umani, anche se paragonava quei suoi itinerari urbani ad un erborare campestre: gli esemplari che raccoglieva erano gli esseri umani; da Edmund Husserl, che descrisse il camminare come l’esperienza che ci permette di capire il corpo in relazione con il mondo, alle Madri argentine di Plaza de Mayo, dalla Elisabeth Bennet di Jane Austen alla Nadja di Andrè Breton.
L’autrice ci narra di alcuni pellegrinaggi, tra cui quelli politici, passando attraverso la storia del labirinto, a quella dei giardini, nati aristocratici nel ‘700, agli itinerari a piedi dei romantici nel regno dell’incolto, saccheggiando a piene mani nelle opere di letterati e poeti, attraversando la storia dei club escursionistici e le guerre territoriali, il passeggiare nelle città così cambiato negli ultimi secoli. Dedica un intero capitolo a Parigi, la città per eccellenza del vagabondare, per approdare ad un’analisi della situazione femminile in rapporto allo spazio pubblico. Termina con l’analisi del camminare postmoderno: le palestre asettiche e l’invasione dei tapis roulant.
La cosa più ovvia e più oscura del mondo è questo camminare, che si smarrisce così facilmente nella religione, la filosofia, il paesaggio, la politica urbana, l’anatomia, l’allegoria e il crepacuore. Il camminare condivide con il fabbricare e il lavorare quell’elemento di impegno cruciale del corpo e della mente con il mondo, di conoscenza del mondo attraverso il corpo e del corpo attraverso il mondo. La deambulazione rappresenta uno strano fulcro della teoria dell’evoluzione umana. Essa rappresenta la trasformazione anatomica che ci ha spinto fuori dal regno animale per farci giungere alla nostra solitaria condizione di dominatori della terra.
E termina: “Camminare è una delle costellazioni del cielo stellato della cultura umana, una costellazione formata da tre stelle: il corpo, la fantasia e il mondo aperto, e sebbene ciascuna di esse abbia un’esistenza indipendente, sono le linee tracciate tra di esse –tracciate dall’atto del camminare con scopi culturali – a farne una costellazione”.

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