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Turismo responsabile e turismo sociale: come conciliare i due approcci

Il turismo sociale e il turismo responsabile hanno natura, missione e obiettivi originariamente diversi che richiedono una spiegazione e meritano adeguate riflessioni, tenuto anche conto del fatto che entrambe queste forme o modalità di turismo si ritrovano organizzate , a livello internazionale, all’interno della stessa associazione, ISTO.


Turismo responsabile e turismo sociale: come conciliare i due approcci?

Turismo sociale: vacanza come diritto di tutti


Il turismo sociale ha sempre avuto l’obiettivo di favorire l’accesso al viaggio e alla vacanza da parte di tutti i cittadini, in particolare appartenenti a categorie sociali dotate di mezzi economici limitati. Un obiettivo da raggiungere con forme di viaggio e di vacanza organizzate in gruppo. Le esperienze erano e sono le più varie: sindacati, cooperative, associazioni, CRAL, parrocchie ma anche imprese private hanno per decenni offerto opportunità di viaggio ai loro associati, membri, dipendenti. Il fenomeno persiste tuttora anche se in scala più ridotta. I Comuni hanno spesso organizzato soggiorni per i loro cittadini senior. Anche alcuni stati hanno promosso l’accesso alle vacanze, si pensi all’ esperienza degli Chéques Vacance in Francia (ANCV) e in Svizzera (REKA) riconducibile più alle politiche sociali del turismo che al turismo sociale in senso stretto, o all’esperienza di Imserso in Spagna, rivolta ai senior.


Dunque una finalità fortemente sociale e solidale, presentata spesso come la concretizzazione di un diritto, sia pure più morale che positivo, cioè reale, tanto che ormai da anni si parla di “turismo per tutti” alludendo al superamento di barriere sia economico-sociali che fisiche.


Turismo responsabile : gli interessi della comunità locale al centro


foto scattata a Biccari, camminata

Il turismo responsabile viceversa pone al centro interessi, diritti, aspettative delle comunità ospitanti. I turisti devono rispettare il territorio che visitano e la cultura di chi ci vive, cioè tradizioni, costumi, stili di vita. Egli viene a trovarsi in casa d’altri e deve pertanto adeguarsi al luogo che sta visitando. Viaggi e soggiorni di turismo responsabile sono ricchi di visite, di incontri, di relazioni fra la comunità locale e i suoi ospiti. La popolazione locale deve trarre un adeguato beneficio dal turismo.


Turismo responsabile vs turismo sociale: Come conciliare i due approcci?


Dunque ci troviamo di fronte a due approcci molto diversi. Si tratta di capire se questi approcci siano tra di loro compatibili. Il quadro è reso ancora più complicato da un altro aspetto: molte iniziative di turismo sociale, finalizzate all’accesso alla vacanza e al viaggio da parte delle categorie meno abbienti, propongono periodi di bassa stagione, la tarda primavera o l’inizio dell’estate, ovvero l’autunno per i senior e spesso la fruizione nell’ambito del paese di residenza e non all’estero. In sintesi: ti diamo la possibilità di andare in vacanza però devi restare nel tuo paese e andarci quando la stagione turistica non è ancora incominciata o va verso la sua conclusione. Viene lecito chiedersi se ciò sia giusto. C’è un turismo di serie A ed uno di serie B (o C)?

Dunque ci si trova di fronte ad una equazione di difficile soluzione. Turismo responsabile vs turismo sociale: come conciliare i due approcci? Come si conciliano il “diritto” al viaggio e alla vacanza (pieno diritto anche nella scelta della destinazione e del periodo) con l’esigenza di evitare impatti pesanti per la popolazione locale che possono produrre fastidio e disagio? E come risolvere il problema economico, considerando che le risorse pubbliche (e anche private) sono comunque limitate?

Alla soluzione del problema dell’accesso al viaggio hanno contribuito negli ultimi anni alcuni fenomeni nuovi che riguardano l’acquisto e la fruizione: certamente le compagnie aeree low cost hanno favorito il viaggio a milioni di persone, rendendo accessibile sul piano economico il costo del volo. E anche i sistemi di prenotazione e acquisto del soggiorno in case e appartamenti hanno determinato l’accessibilità economica del soggiorno con conseguente fortissimo aumento dei viaggiatori. Forme di sharing economy a loro volta hanno fortemente favorito i viaggi e la mobilità dei giovani. L’evoluzione del crocierismo divenuto di massa a sua volta ha contribuito al superamento di barriere economiche esistenti al tempo della crociera di lusso (che tuttavia continua ad esistere).


Questi fenomeni recenti hanno parzialmente ridotto l’importanza dell’obiettivo di favorire l’accesso al viaggio dal punto di vista economico, senza però necessariamente influire sulla sua qualità. Inoltre vi è stata un’evoluzione anche nei processi di aggregazione delle persone per i viaggi e per i soggiorni e nella formazione dei gruppi; si è passati progressivamente da forme di aggregazione su base territoriale, sindacale, aziendale a forme basate maggiormente su interessi culturali o naturalistici condivisi, hobby, pratiche portive, con una conseguente trasformazione ontologica del turismo sociale.

Una soluzione che viene talvolta suggerita consiste nella proposta di destinazioni “minori”, meno conosciute, al fine di favorire una migliore distribuzione nel territorio dei flussi turistici. Viene però obiettato che i flussi turistici non si possono regolare e governare facilmente e che vanno comunque rispettate le libertà di scelta. D’altra parte, se riflettiamo con sincerità, quando ci rechiamo in un paese mai in precedenza visitato, tutti puntiamo a visitare le località più famose, i luoghi più conosciuti, ad un turista cinese o indiano che viene in Italia o in Europa per la prima volta o forse anche per la seconda non possiamo offrire pur pregevolissime cittadine dell’interno del paese e non posiamo pretendere che vi si rechi. Tuttavia alcune azioni sono possibili.

Si può operare sui grandi e nuovi eventi che si organizzano, collocandoli in modo intelligente nel calendario, al di fuori dell’altissima stagione. Si può operare sui nuovi attrattori, localizzandoli al di fuori dei centri urbani affollati di turisti. La stessa promozione turistica può orientare le scelte, con l’indicazione di destinazioni alternative. I sistemi di prenotazione possono favorire le visite, garantendo la data e visite di durata appropriata e non caotiche e frettolose. Anche altre azioni possono aiutare. Nel caso di adozione di forme di incentivazione economica al viaggio e alla vacanza si possono privilegiare certe stagioni rispetto ad altre o addirittura certe destinazioni. Tuttavia, per evitare l’effetto “turismi di serie A e turismi di serie B” è necessaria un’azione di sostegno alla qualificazione delle destinazioni meno conosciute in termini di servizi, attività, esperienze, opportunità da offrire al fine di renderle più attraenti e competitive.


I risultati di politiche turistiche appropriate e di senso univoco possono essere molto positivi:

  • Si favoriscono realmente il viaggio e la vacanza per tutti;

  • Si rendono viaggio e vacanza gradevoli e appaganti e non una seconda scelto o ripiego;

  • Si rispetta la vita delle comunità ospitanti e migliora la relazione fra chi ospita e chi è ospitato, essendo state superate o ridotte le cause del disagio dell’ostilità;

  • L’ottimizzazione nella distribuzione dei flussi nel tempo favorisce la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, obiettivo sociale importantissimo, e l’imputazione migliore dei costi fissi di gestione degli esercizi con possibili, effetti positivi sui prezzi;

  • La valorizzazione di destinazioni minori comporta un migliore equilibrio nello sviluppo turistico dei territori, anche in termini di indotto;

  • Viene favorito l’impulso a nuova e spesso innovativa e creativa imprenditoria turistica in territori finora non adeguatamente sviluppati nel turismo;

  • Si tratta di risultati estremamente positivi, pienamente condivisi nel contesto del turismo responsabile particolarmente attento alle relazioni fra comunità locale e suoi ospiti, alla qualità del viaggio in termini di contenuti, allo sviluppo delle aree interne, al contrasto all’overtourism;

  • Il turismo sociale può apportare un forte contributo in questa direzione; l’organizzazione di viaggi e di soggiorni di gruppo può adattarsi alle sue risposte politiche turistiche più efficacemente rispetto al turismo individuale, favorito anche da nuove tendenze che guardano maggiormente rispetto al passato ai rapporti con il territorio e con le sue comunità;

  • Anche il turismo religioso e devozionale, che fa parte del turismo sociale, evolve verso la convivialità, superando lo stereotipo: gruppo in pullman, visita al luogo religioso, basilica o monastero, Santa Messa, pasto frugale, giretto con acquisto di souvenir di provenienza lontana, rientro. Oggi tende rivolgersi alla comunità locale e all’incontro, alla visita del patrimonio culturale laico, alla degustazione dei prodotti tipici, all’acquisto di artigianato autentico in un quadro di attenzione all’ambiente.


In conclusione turismo sociale e turismo responsabile, pur avendo origini e obiettivi diversi, possono convergere nell’impegno per un turismo sostenibile realmente e seriamente offerto a tutti, un turismo di qualità, che pone al centro la persona umana sia nella veste di viaggiatore che di componente della comunità locale.


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