Verso il Sud

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Tratto da alcuni racconti di Dany Laferrière, il film di Laurent Cantet è ambientato ad Haiti alla fine degli anni ’70, quando ancora il Paese è sotto il tallone di Baby Doc Duvalier,che spadroneggiò dal ’71 all’86. Tre turiste americane fanno comunella sulla spiaggia e in camera con i giovanotti di colore, spesso vittime di quei “turisti che non muoiono mai”.

Brenda ha 48 anni, divorziata,  ha avuto il suo primo orgasmo con un bel ragazzo di Haiti conosciuto per caso, moriva di fame e lei e il marito lo invitarono a cena; Ellen ha 55 anni, insegna Letteratura francese a Boston, è ancora una donna bellissima, ma disillusa, appena può vola a Port-au-Prince in cerca di piacere; Sue, matura e corpulenta canadese, ad Haiti ha trovato addirittura l’amore. Ma è Legba, il bellissimo haitiano conteso tra Ellen e Brenda, a scatenare la tragedia. Entrambe invaghite fino a pensare di condurlo via con loro, le donne arriveranno a un feroce scontro finale incapaci di riconoscere la vacuità del loro sogno sessuale. Legba e’ in parte un enigma, non parla di sé, ha un primo amore, una ragazza del posto che, legata ad un pezzo grosso, finisce per amore o per nostalgia per metterlo in guai seri. Il film concede il giusto spazio al privato e al politico, non è una banale denuncia “sul turismo sessuale”, ma qualcosa di più contradditorio. Indaga nelle torbide acque dei tanti “scambi amorosi”, commerciali, culturali, praticati fra paesi ricchi e paesi poveri.

Il tema del film non è solo una tragica storia, ma l’Occidente stanco e frustrato, come queste “turiste sessuali” che non si sentono tali, donne emancipate che credono di non portare solo corruzione, ma anche affetto ed attenzione in una realtà dominata dal terrore e dalla miseria. Un alibi? Il regista non giudica, ma osserva, fornendo il punto di vista di ogni personaggio, che lo esprime direttamente con crudezza. Questo film è abitato dal desiderio femminile, scritto e girato da uomini che non propongono giustificazioni né disprezzo, ma raccontano come donne cinquantenni cerchino la felicità fisica, attenzioni che non hanno in patria, e i ragazzi un modo di campare meno orribile nella loro terra misera e affamata.

Sulle spiagge, tra le palme e davanti ad un mare bellissimo, i due mondi (Nord e Sud) si uniscono senza conflitti con reciproco vantaggio. Ma basta andare una sera in paese per vedere case cadenti, vie piene di musica e ubriachi, e allora la realtà irrompe e spezza la convenzione dei due mondi separati, quello turistico di erotismo e bellezza e quello locale di fame e di morte. Perché è proprio il legame che li unisce a provocare orrore e a coinvolgerci, come spettatori prima e come turisti poi. Il turismo sessuale, così in forte crescita, è un fenomeno complesso ed ha più motivazioni; nel film, il regista confronta due povertà: quella sociale e quella sessuale, così indissolubilmente legate in tante altre realtà turistiche come Cuba, Capoverde, Kenia, Giamaica…

Coppa Volpi mancata, Charlotte Rampling è la magnifica interprete della donna dura e vorace, consapevole che l’amore è un rapporto di potere, palesemente svelato quando uno dei due è ricco e straniero: “Vado pazza per l’amore, ho sempre pensato che da vecchia me lo sarei comprato…”

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