L’Italia in seconda classe

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“Per una volta, ladies end gentlemen, non allacciatevi le cinture: don’t fasten your seat belts. Si parte in treno, la Cenerentola dei trasporti. Si fa l’Italia in seconda classe, per linee dimenticate. E allora buttate a mare duty free, gate, flight, hostess e check-in; lasciate le salette business a parlamentari e commendatur. Questo è un viaggio hard, fatto di scambi, pulegge, turbo-compressori e carbone. E noi lo faremo. Siamo in ballo. Il viaggio comincia.”

E comincia un viaggio in treno, senza prenotazioni, se non quella del traghetto da Civitavecchia, per raggiungere Olbia, la prima tappa. L’autore è un inviato speciale, e il compagno di viaggio? Non si può sapere il nome, almeno non all’inizio. Porta occhiali scuri e un cappellaccio a larghe tese, ha una faccia nota, anche troppo e la sua voce è riconoscibilissima, per questo vuol sparire nella rete e aspetta questo viaggio come una liberazione. Pedigree: è figlio di un “muso nero”, un macchinista su locomotive di linea. E’ il misterioso 740, la Sette e quaranta, la più straordinaria locomotiva italiana. Cercate in un libro di storia patria la sua linea forte, tarchiata, inimitabile. L’archetipo, il paradigma della vaporiera. I ferrovieri dicono “Prima Dio fece lei, e poi tutte le altre, a sua immagine e somiglianza.”
L’avventura è lunga come la Transiberiana, i due amici vogliono percorrere 7480 chilometri, come dagli Urali a Vladivostok ed è stata pubblicata in diretta su “La Repubblica”, in una memorabile serie di puntate illustrate dalla matita di Altman. Questo il racconto di Paolo Rumiz, “L’italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740” (Edizione Traveller Feltrinelli, 2009).

Il tragitto: Olbia, Sassari, Nuoro, Cagliari, Trapani, Palermo, Agrigento, Reggio Calabria, Catanzaro, Salerno, Napoli, Firenze, Roma, Ancona, Bologna, La Spezia, Genova, Alessandria, Novara, Mantova, Monaco, Treviso, Mestre, per citarne solo alcune tappe. Un libro che raccoglie qua e là umori e pensieri di viaggiatori e ferrovieri, un viaggio nell’Italia di seconda classe, per raccontare un paese attraverso le sue stazioni medie e piccole, dove la campanella suona ancora, in posti dove fare incontri, guardare il paesaggio e raccontare il grande saccheggio del “bene comune”. Ed il simbolo di tutto ciò è il treno, che sferraglia, fa il suo dovere in attesa della rottamazione, snobbato dal popolo dei gommati e ultimo baluardo contro l’andazzo dell’arrogante arraffare. Su linee dimenticate, può capitare di imbattersi in un improvvisato concerto, di viaggiare con donne esagerate, uomini in giacca e cravatta, fanciulle con ombelichi in mostra, badanti polacche, ragazzi con capelli dritti di brillantina, marocchini che confabulano, ladri viaggianti, perché l’Italia è anche questo.

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