Lavoro e diritti nel paese delle montagne

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Indagine sugli artigiani nepalesi del Fair Trade

Autori: Marta Di Cesare e Renzo Garrone
Editore: Associazione RAM
Anno 2010

RAM svolge abitudinariamente il monitoraggio sul lavoro nei paesi di provenienza delle merci, ed in questo caso si tratta dell’artigianato in Nepal.
Il libro descrive la situazione degli artigiani del commercio equo e solidale locale, che lavorano nella Valle di Kathmandu, nel Nepal che nell’immaginario collettivo è il paese delle alte montagne e del trekking. E’  frutto di un’inchiesta svolta nella primavera del 2009, integrata da decine di precedenti viaggi effettuati in Nepal nel corso degli anni. All’inizio un quadro generale del paese : l’ambiente, la situazione politica, la società civile, l’economia e la forza-lavoro, la qualità della vita, l’artigianato ed il commercio.  La situazione del Fair Trade, in dettaglio, introduce l’analisi a tre facce: l’ambito dei salari e delle retribuzioni; quello della protezione sociale dei lavoratori, sia artigiani che dirigenti delle organizzazioni produttrici; quello delle condizioni ambientali in cui si svolge la produzione e la protezione sociale. Nel libro anche un  campione di operatività esterna al mondo del commercio equo, con visite ad alcune aziende che lavorano con il mercato tradizionale.

Il tutto raccontato attraverso le voci delle donne stesse (sono il 90% della forza-lavoro), intervistate presso i centri dove si svolge la manifattura, ma anche a domicilio. Si completa con le testimonianze dei dirigenti degli organismi principali, riuniti nel Fair Trade Group Nepal. Si esplorano in particolare i comparti del feltro e della maglieria in lana. Correlato da fotografie che ci mostrano i visi delle persone e gli ambienti nei quali lavorano. Alla fine gli autori, elaborando i risultati della loro indagine, pervengono a conclusioni che contribuiscono al dibattito sulle strategie di sviluppo e di lotta alla povertà.
L’informazione è componente  essenziale per le pratiche dell’equo e solidale, oltre che elemento fondamentale per raccontare storie e persone che caratterizzano la filiera che giunge fino a noi.

Dalle conclusioni degli autori: “….Il trionfo del low cost senza correttivi equivarrebbe al funerale delle attività generatrici di reddito basate sull’artigianato, e della loro scommessa di giustizia sociale, perché nel basso costo ad oltranza non può darsi un prezzo equo della distribuzione, ma nemmeno sono ipotizzabili la protezione degli artigiani e il miglioramento delle condizioni di lavoro” e ancora “L’omologazione comporta il dover affrontare, senza reti di protezione, la concorrenza delle grandi imprese che hanno economie di scala tali da mettere fuori mercato qualunque prodotto del commercio equo. Solo la diversificazione culturale, il fatto di offrire un oggetto che è profondamente legato alle tradizioni locali e fa parte di una storia di relazioni sociali, fa si che i prodotti “equi” possano essere competitivi e ritagliarsi una nicchia di mercato sempre crescente”.
Per concludere, scrive Perna: “La strategia vincente per il Fair Trade passa attraverso una battaglia culturale che rafforzi legami sociali ed eticità dei prodotti, che gratifichi proprio su questo piano il consumatore.”

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