Il viaggiatore responsabile

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Il primo capitolo del libro Il viaggiatore Responsabile – Un altro turismo in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina di Roberto Dati (Infinito Edizioni, anno 2009) è intitolato dall’autore Viaggiare con il cuore in valigia (e senza dimenticare la testa).

Questo è il filo rosso che Roberto (fondatore dell’associazione Retour, socia di A.I.T.R) propone in dieci anni di itinerari, nei tre continenti, dove cerca di mettere in pratica quell’umanità e quel desiderio di incontro che, a suo avviso, connota il turismo responsabile. Le località, gli incontri, le realtà associative sono descritte con precisione e possono ben servire come traccia per chi volesse organizzare una vacanza nei luoghi che lui ha visitato. Nel suo narrare riaffiora continuamente la filosofia di un turismo rispettoso e curioso delle culture, attento all’economia locale, che prima di partire si informa sul paese che andrà a visitare. Infatti, ogni “viaggio” inizia con una breve presentazione della situazione socio-politica, che lascia chiaramente intendere l’approfondimento con cui si è accostato alla realtà del paese. Nel suo libro, non pochi i riferimenti bibliografici, oltre ad un puntuale box finale dove si possono trovare indirizzi, siti internet di progetti e contatti utili.

I principi del turismo responsabile si concretizzano nei suoi racconti, come ad esempio per quanto riguarda la possibilità di partecipare alla vita quotidiana che ti offre l’utilizzare i trasporti locali, come in Senegal: “…il bello è che, al calar del buio, scopriamo che il Peugeot su cui viaggiamo ha i fari rotti: l’autista non si scompone e si accoda ai bus locali per usufruire del loro fascio di luce. Per un ulteriore diversivo, da uno dei bus cade una delle pecore malamente legate sopra il tetto: il nostro autista si ferma e collabora alla cattura, abilmente eseguita da alcuni ragazzi, che braccano e poi placcano l’animale, legandogli velocemente le zampe. Com’è che dicono sempre qui? Normale, c’est l’Afrique!“
o in Tanzania, dove ci racconta come il Cultural Tourism Programme
“…individua e promuove forme di turismo alternativo rispetto ai circuiti tradizionali, perseguendo la duplice finalità di permettere al visitatore di conoscere la realtà autentica delle culture e dei popoli visitati, e di far sì che questi ultimi possano partecipare in modo diretto e tangibile della ricchezza generata dal turismo…”

Logicamente non mancano le descrizioni delle bellezze archeologiche e paesaggistiche, ma sono forse le ricchezze culturali dei paesi che più lo emozionano, come a Zanzibar “…..infine, gli anziani, importantissimi  qui come in ogni realtà rurale……visitiamo l’erbalist, un medico che utilizza la medicina tradizionale, conosciuto e stimato il larga parte dell’isola…….la sapienza di quest’uomo di sessant’anni è impressionante….” o il saper spendere il proprio tempo per visite lontane dai circuiti del turismo di massa, come in Nicaragua “…..qui è da visitare il Museo Tenderì, poverissimo e bello. Per entrare bisogna andare a cercare la donna che lo ha ereditato dal marito……la gestione del museo, per forza di cose è un po’ alla buona….Ad ogni modo, sono notevoli le statuine antropo-zoomorfe pre-colombiane…..”. Dal Mali a Cuba, dal Vietnam alla Siria, il libro di Roberto è una guida, ricca di indicazioni per come viaggiare e dove informarsi, ma è molto più ricco di persone, di cibi, di strade, di alloggi che sono sì lontanissimi, ma grazie a lui così vicini a quel cuore, che ci ha insegnato a mettere in valigia.

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