Il rumore dell’erba che cresce

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Marco Scarpati, avvocato e professore universitario, è presidente di ECPAT Italia, associazione internazionale che lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori, autore di diverse pubblicazioni e libri, tra cui questo “Il rumore dell’erba che cresce”, pubblicato per Infinito Edizioni nel 2006.

Con questo “diario” di viaggio, Marco racconta il dolore della Cambogia, parla di prostituzione minorile, di traffico di bambini, di donne e uomini sopravvissuti al regime dei Khmer rossi. Non è stato facile scrivere per lui, raccontare così sinceramente in prima persona, tutte le vicende che lo hanno portato ad occuparsi di questa tragedia, fatta di violenza e omertà. Perché un giorno decise di “comprare” tre bambine per salvarle da un bordello? In questo libro narra del suo grande amore per la Cambogia, iniziato una trentina d’anni fa, perché là stava il suo sogno, un sogno senza motivi particolari. Più tardi scoprì che in Cambogia si soffriva, che la gente moriva nei campi di lavoro, dove i campi di riso erano diventati strumenti di tortura. Erano gli anni settanta, ma di rinvio in rinvio passano 15 anni, Marco si sposa, ha due figli. Nel 1993 sta per partire, ma il clima politico è pesantissimo, l’occasione si presenta nel 1996, con un’organizzazione non governativa. Ed incontra una Cambogia dura, fatta di cuori chiusi dietro ai sorrisi. Tornando si porta con se una nostalgia che è sempre più frequente. Questo l’antefatto, ma “IL rumore dell’erba che cresce” non è un libro di storia, è fatto di tante storie e avvenimenti. Alcuni episodi sono duri per il linguaggio e i temi trattati, ma non si può fare diversamente quando si parla di violenza sui bambini e non sarebbe onesto cercare di renderli più “leggeri”.

Luglio 1996: Marco gira tra i banchetti di Bangkok, gli si avvicina un signore thailandese, qualche domanda di rito e poi gli mette in mano una foto-catalogo di bambini dai 7 ai 15 anni, e bambine forse anche più piccole…così è cominciato anche il dolore di Marco. E poi la storia di Vichea, bimbetta di nove anni, quella di Chea che viene dalla Thailandia e pure lei ha nove anni, di Chanda, 14 anni, tutte hanno ricordi di bordelli e violenze. La storia di Paow, bel ragazzo di 14 anni, avvicinato da un turista che gli offre da mangiare a qualche soldo, poi lo porta in un albergo, che per noi occidentali sarebbe una topaia, ma per un bambino di strada sembra una reggia. E’ gentile, lo coccola, si sdraiano sul letto e poi il dolore.

E Da, che il coriaceo amore di Marco tenta tutto per salvarla, gli scriveva:”…ti giuro che non torno a fare quello che facevo e non prenderò soldi da nessuno: piuttosto muoio, ti do la mia parola. Ti amo. Tua figlia Da”.
Il filo rosso del libro è una straordinaria umanità, una capacità di condividere il dolore grandissima, e per chi lo legge un’aprirsi alla conoscenza dello sfruttamento sessuale sui minori tragica e spiazzante, che fa spesso sanguinare il cuore.
“Un giorno in Cambogia, mentre sono all’aeroporto di Battambang… lì vicino c’è un anziano monaco buddista… gli sottopongo il mio dolore e i miei dubbi… mi spiega che sono proprio fortunato: ribadisce che è proprio nel mio karma essere così fortunato. Lo guardo un po’ stupito: “Non capisco…Quali sarebbero?”

“Quella migliore, la più grande di cui sei stato fornito, sta nel fatto che riesci a sentire il dolore dei bambini”.
“Non mi pare una fortuna – obietto scettico – non ci vuole molto. Il loro dolore , anche se soffocato e non esibito, non è silenzioso e se solo ti fermi ad ascoltarlo, emana un frastuono incredibile”.
“Ma potresti essere sordo… il dolore è come l’erba che cresce. Ogni giorno, di poco o di tanto, l’erba cresce fino a morirne. E crescendo fa rumore. Ad alcuni può sembrare una dolce melodia, ad altri un frastuono. Ma fa rumore. Eppure solo pochi lo riescono a sentire. Anche il dolore, quello dei bambini, soprattutto, è così. Per alcuni non si sente, mentre per altri è insopportabile…”

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