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Storia dell'immigrazione senegalese in Italia

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All'inizio del 2008 i senegalesi aventi regolare permesso di soggiorno in Italia erano 50.228, di cui l'85% è costituito da uomini e il restante 15% da donne. Gli immigrati senegalesi hanno un'età compresa tra i 30 e i 50 anni. 
La comunità senegalese rappresenta la quindicesima comunità di immigrati in Italia in base al numero totale e la quinta in base alla presenza maschile.
Stime non ufficiali valutano oggi la presenza di immigrati senegalesi regolarizzati o in procinto di esserlo in circa 70.000 persone e quelli non regolari in almeno un 40-45% in più, che equivale a un totale di oltre 100.000 presenze.
Questi dati caratterizzano gli immigrati senegalesi, sia in Italia, che in Piemonte e a Torino, con due specificità che li distinguono da tutte le altre comunità di immigrati: la netta predominanza del genere maschile e l'età media abbastanza avanzata.

L'immigrazione senegalese verso l'Italia inizia durante gli anni '80 ed è legata a fattori propri del contesto senegalese, fra cui la crisi del settore agricolo, l'esodo rurale e la riduzione dei flussi in Africa occidentale, e della situazione in Europa, come il blocco del flusso verso la Francia, la permeabilità della frontiera italiana, le leggi sull'immigrazione del '86 e del '90, ed il mercato industriale del lavoro in Italia. I primi immigrati provenivano dalle regioni centro-occidentali del Senegal ed erano di origine rurale, appartenenti al gruppo etnico dei wolof e alla confraternita dei murid.
A partire dagli anni '90 la migrazione si diversifica: le aree di espatrio si estendono a tutto il Senegal, sia rurali che urbane, e vengono coinvolti diversi gruppi etnici. Le relazioni di parentela costituiscono un nuovo canale di richiamo migratorio al di là delle confraternite religiose.

Negli anni 2000 si assiste ad una nuova ondata di migranti, di provenienza urbana, con livelli di istruzione medio-alti, più individualisti e con maggiore mobilità in funzione delle politiche migratorie dei Paesi ospitanti e del mercato del lavoro.
Questi tendenze diverse si sono sovrapposte negli anni e rendono oggi il panorama dell'immigrazione senegalese molto differenziato. I dati dimostrano comunque che la ragione prevalente dell'emigrazione è di tipo economico e legata al lavoro.

Tradizionalemente i wolof hanno sempre viaggiato nel continente africano con spostamenti stagionali per commerciare ma anche con viaggi rituali e simbolici per accumulare prestigio spinti dal okute, ossia la volontà di migliorare. Tutt'oggi il migrante quando rientra in Senegal viene celebrato e stimola il desiderio di imitazione.

Inoltre, per i murid il lavoro riveste un ruolo formativo anche dal punto di vista spirituale e sociale, oltre che un ruolo economico.
Per gli immigrati però il “centro” resta comunque il Senegal, l'obiettivo principale è di “portare qualcosa la'” ed il futuro continua ad essere visto nel paese d'origine.
Queste ragioni costituiscono una delle cause della scarsa presenza femminile senegalese in Italia.
Ulteriori legami profondi che mantengono gli emigrati vincolati al Senegal e alla propria comunità d'origine sono le rimesse. Queste ultime sono un mezzo per mettere in relazioni territori, spazi economici e mondi culturali eterogenei.

Il volume finanziario delle rimesse senegalesi è oggi impressionante. Secondo le autorità senegalesi nel solo 2007 sono stati trasferiti circa 66 miliardi di euro, dai quali il 12% (circa 100 milioni di euro) provenientidall'Italia. Le rimesse costituiscono oggi circa il 10% del PIL del Senegal e lo strumento principale per la lotta alla povertà e per lo sviluppo locale comunitario. Numerose banche italiane e senegalesi hanno raggiunto o stanno negoziando accordi per creare servizi che agevolino il trasferimento delle rimesse.

Inoltre, il profondo senso di appartenenza alla comunità e le innumerevoli forme di associazionismo, sommate alla capacità di mantenere reti sociali transnazionali, rendono i migranti senegalesi e le associazioni di migranti un capitale sociale di notevoli potenzialità nel campo dello sviluppo. I migranti si sono resi conto di questo loro ruolo nello sviluppo del Senegal, e lo stesso vale per il Governo e i politici senegalesi, tanto che si stanno aprendo nuove prospettive per la riconfigurazione della geografia del potere.

L'associazionismo per i senegalesi è una forma essenziale per manifestare la propria identità in modo comunitario e infatti il numero di Associazioni, GIE (Groupments d'Intert Economique), ONG, GPF (Groupments de Promotion Feminine) e organizzazioni della società civile in Senegal è impressionante. In Italia essi riproducono la medesima dinamica associativa al fine di avere una rappresentanza comune per rafforzare la propria identità culturale e, allo stesso tempo, vedere difesi i propri diritti di immigrati.
In Italia, i concetti di cooperazione decentrata e co-sviluppo utilizzano appunto le competenze e i redditi accumulati dagli emigranti. In questo contesto, le associazioni assumono il ruolo di intermediari tra individui e le società di accoglienza. Come ogni processo nuovo però, nel panorama italiano, i soggetti che intrecciano queste relazioni presentano ancora un grado di preparazione e maturità piuttosto debole.

Fonte: Studio diagnostico sull'associazione dei senegalesi a Torino (AST)
di Riccardo Capocchini