L’importanza di fare comunità

A seguito del recente Convegno tenutosi in occasione del Riace Festival abbiamo intervistato Oreste Torri, Vice Presidente della Cooperativa di Comunità Valle dei Cavalieri, che ha avuto modo di incontrare Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace e simbolo di una politica di apertura nei confronti dei migranti.

La Cooperativa di Comunità Valle dei Cavalieri di Succiso si è distinta per come Cooperativa tanto da aver vinto il II premio agli UNWTO Award nel 2018 a Madrid nella categoria imprese.

Cosa vuol dire fare ed essere Cooperativa di Comunità? 

Essere Cooperativa di Comunità vuol dire forte attaccamento al territorio e il forte senso di appartenenza alla propria comunità. Ciò è la premessa essenziale per poter ideare un progetto che sappia cogliere le esigenze  e di conseguenza coinvolgere la comunità medesima. 

Cosa rappresenta la Cooperativa Valle dei Cavalieri per il territorio Reggiano e per l’Appennino? 

Nel corso degli anni la nostra Cooperativa, è diventata un punto di riferimento e di studio, sia per il nostro appennino che per i territori esterni. 

Perché viene individuata come una buona pratica responsabile e replicabile? Quali sono i consigli che daresti a chi vuole intraprendere questa strada? 

Il progetto da noi realizzato, non ha niente di particolare, se non appunto la voglia e la forza di spenderci per mantenere viva la nostra comunità, in questo senso la nostra cooperativa è replicabile.  I consigli che posso dare sono : c’è la voglia di dedicare un po’ del proprio tempo e anche di proprie risorse, per evitare che la chiusura di tutte le attività  determini di fatto la scomparsa di comunità? C’è attaccamento e senso di appartenenza alla propria comunità?, allora il punto di partenza è solido, voglio mettere in evidenza che i contributi fine a se stessi, che si possono ottenere , di per se non sono sufficienti.

Quanto una cooperativa di comunità influisce sullo sviluppo del territorio e sulla lotta contro il fenomeno dello spopolamento e dell’emigrazioni dei giovani italiani? 

Nel nostro caso, possiamo dire che quanto da noi realizzato, ha raggiunto un suo scopo, lo spopolamento si è arrestato, sono rinate attività , c’è un recupero del patrimonio edilizio, che precedentemente era stato abbandonato, e non secondario, abbiamo dato risposte occupazionali ai giovani disoccupati tra cui anche ragazzi diversamente abili. Su una popolazione di 64 residenti ( domiciliati ), avere 8 soci dipendenti fissi più 5/6 stagionali, penso sia una risposta positiva al quesito posto.

Di recente hai incontrato Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace e simbolo dell’Italia accogliente e aperta ai migranti. Come mai vi siete incontrati? C’è stato uno scambio di pratiche? Lui è interessato a intraprendere la vostra strada? Voi siete interessati a prendere spunto dalla sua? 

L’incontro avuto con Mimmo Lucano è avvenuto in occasione di un convegno promosso in occasione di Riace in Festival. Convegno svolto non a Riace ma a Caulonia, questo dovuto alle note vicende riguardanti lo stesso Lucano. Il titolo del Convegno “ L’IMPORTANZA DI FARE COMUNITA’ , era proprio quello di portare le diverse esperienze in cui si sono affrontati i problemi  delle proprie comunità. In questo senso , quello riportato dall’ ex Sindaco Lucano , di prevedere un programmo di accoglienza ed inserimento sociale e lavorativo di emigranti  nel territorio di Riace ha certamente importanti connotati sociali . Le nostre due realtà, se pur apparentemente molto diverse, hanno in comune un unico obiettivo, ridare socialità e risposte occupazionali a territori depressi.

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