L’altro e l’altrove – Antropologia, geografia e turismo

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Oggetto di analisi nel lavoro di Marco Aime, insegnante di antropologia a Genova e di Davide Papotti, docente di Geografia culturale a Parma, sono i turisti e tutto il mondo che li circonda, vero o immaginario che sia. Superato ormai il miliardo di spostamenti internazionali, i turisti con ogni mezzo e in ogni dove, scorazzano per il mondo, senza limiti di età e di condizione sociale. Il turismo, il viaggio sono tra le esperienze di interculturalità che caratterizzano la realtà attuale, seconda voce dello scambio economico globale.

I due studiosi si chiedono se questi viaggiatori vogliano veramente conoscere nuove culture, e la risposta è già tutta nel proverbio africano: “L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce”. Nella valigia del turista non manca mai il modello culturale di provenienza. Fin dal momento in cui si ipotizza una meta, questa viene vissuta all’interno di un immaginario globalizzato che ha fornito in grande abbondanza dati, informazioni e immagini. Quando si parte si ha già un’idea di come esso sarà. E questo modello culturale, disperso nel mondo, è riuscito a condizionare il modello e le abitudini degli abitanti di molte mete, che alla fine si sono adattati alle esigenze dei viaggiatori. Ne sono un esempio i resort, isole di accoglienza che offrono tutti i confort per far sentire gli ospiti come a casa, inoltre il turista ricerca nel programma ogni dettaglio previsto, come ad esempio le cerimonie Masai o il balletto thailandese. Ma il turista sa anche adattarsi: in India indossa la tunica, in Africa la shariana….

“L’altro e l’altrove – Antropologia, geografia e turismo” (editore Einaudi, 2012) inquadra il ruolo che le immagini ricoprono nelle pratiche contemporanee del turismo, all’interno delle operazioni di “messa in scena” che coinvolgono sia i turisti sia gli abitanti delle aree di destinazione. Nella comunicazione turistica, una delle operazioni chiave per il consolidamento e il successo di una destinazione, è la scelta di elementi rappresentativi che siano in grado di evocare una vasta gamma di associazioni mentali.

Si tratta di riflettere sul ruolo che il turismo ricopre nella formazione degli immaginari geografici e antropologici socialmente condivisi, che sono anche fatti di semplificazioni, stereotipi, falsi miti, ma nondimeno, sono attivi, influenzano e motivano gusti e comportamenti su scala globale, indagando il dominio dello sguardo “occidentale” nel mondo turistico.
Nel testo, il valore dell’alterità viene studiato come il motore principale per lo spostamento a fini ricreativi, la ricerca dell’altro e dell’altrove come motivazione primaria per la scelta di partire e per la selezione di una specifica destinazione. La creazione dell’altro e dell’altrove è il processo utile a forgiare l’identità del turista. E’ sulla narrazione della diversità che si costruisce il proprio “essere noi e di questo posto”. L’altrove e chi lo abita è il vero oggetto di ricerca, ciò che si immortala con la macchina fotografica, ciò che si mostrerà agli amici una volta tornati a casa, diventando produttori di immagini, chiudendo così un circolo che continua a riproporre una visione condivisa, che diventa la chiave di lettura predominante di una località, di una regione, di un continente, di una popolazione.
Si prosegue poi con i processi di selezione ad opera delle guide turistiche: il cosa e il come guardare e non solo, anche il potere di “creare” destinazioni turistiche.
La seconda parte dello studio è dedicata a quattro modelli di esplorazione turistica, spiegati attraverso esempi di “applicazione “ dei concetti di altro e altrove: le Alpi (come una vasta regione trasfrontaliera, nel corso della storia, sia stata rappresentata nel mondo del turismo), il fiume Po (analisi delle immagini che possono essere associate al fiume), Timbuctù (che ha incarnato nell’immaginario coloniale e poi europeo, il ruolo di una vera e propria epifania dell’alterità geografica e antropica) ed infine gli outlet (forma spaziale estrema della mercificazione consumistica che ha portato ex novo alla creazione di nuovi “luoghi turistici”).
E per finire, si indagano le nuove forme di viaggio, che si rifanno a uno spirito diverso. Nel turismo responsabile e solidale emerge un altro tipo di altro, segnato dall’attenzione verso i problemi sociali e culturali, ma che ha dato , a sua volta, origine ad “esotismi” diversi.
Il contributo conoscitivo offerto da questo studio, oltre che indagare sull’altro e sull’altrove, è anche quello di proporre un profondo interrogativo sull’identità del “noi” e del “qui”.

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